La guerra della borghesia contro la povertà

Il governo di Giorgia Meloni rappresenta, insieme all’intera composizione odierna dei due rami del Parlamento Italiano, gli interessi della borghesia e delle associazioni annesse (Confindustria, Confcommercio, Confartigiano, Coldiretti etc) nonché le velleità securitarie di un’intera classe dominante che vuole prevenire e monitorare, quanto possibile, la situazione odierna. [1]

Andando oltre le sedicenti analisi e indignazioni da social e mass media tradizionali sul “fascismo governativo” e “l’attacco contro i rave” – le quali ignorano bellamente e volutamente la crisi politica partitica degli ultimi anni [2], la funzione stessa della democrazia [3] e la questione di classe sottesa a questo nuovo decreto -, risulta palese come l’intento governativo serva a tenere fede agli accordi europei sui fondi PNRR, Patto di Stabilità e quant’altro.

Pur di non perdere i fondi europei e, al tempo stesso, cercare di “addolcire” una recessione ormai conclamata [4], Meloni e i suoi intendono chiudere una serie di rubinetti di previdenza sociale quali il Reddito di Cittadinanza e l’indennità di disoccupazione (ovvero la NASpI), giudicate dispendiose e parassitarie ai danni della cittadinanza – e aiutati in ciò dalla martellante propaganda mediatica.

Chi vive con assegni mensili la cui cifra si attesta mediamente sotto i 700 euro (come il suddetto Reddito di Cittadinanza), spesso non riesce ad arrivare a metà mese a causa dell’attuale innalzamento dei prezzi dei beni di prima necessità (specie alimentari) ed energetici. [5]

Come scritto in precedenza [6], le persone che percepiscono redditi e/o sussidi economici sono visti come una minaccia verso l’ordine economico perché, stando alla vulgata mediatica e borghese, vivrebbero di rendita e possono permettersi il “lusso” di rifiutare contratti considerati “vantaggiosi” ed impostati dalle concertazioni tra imprese e sindacati confederali.

Una situazione come quella appena descritta mostra bene cosa significhi l’espressione “violenza economica”. Bisogna allora smontare il linguaggio dominante, sia che esso si esprima per bocca della classe politica, della borghesia o dei mass media.

Rispetto a “Inflazione e povertà: dramma nazionale, dramma regionale” [7], analizzeremo i dati nazionali e regionali-locali NASpI e Reddito e Pensione di Cittadinanza e il fenomeno della disoccupazione.

I dati

-Occupazione e disoccupazione
Come riportato dall’ISTAT, a Settembre si è registrato una crescita degli occupati e dei disoccupati a livello nazionale rispetto ad Agosto: nel caso dell’occupazione vi è stato un aumento dello 0,2% (+46mila unità), attestandosi al 60,2%, mentre nel caso della disoccupazione il dato rimane all’8%. [8]

-NASpI
Istituita con il Decreto Legislativo del 4 Marzo 2015, n.22, la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI) è una indennità mensile di disoccupazione che viene erogata su domanda della persona interessata.
La misura della prestazione è pari al 75% della retribuzione media mensile e si riduce del 3% ogni mese a decorrere dal primo giorno del sesto mese di fruizione.
La Corte dei Conti riporta che nel 2021 [9], a livello nazionale, le persone disoccupate che hanno presentato almeno una richiesta NASpI sono state 1.735.402; i beneficiari complessivi sono stati 2.435.706.

Reddito e Pensione di Cittadinanza
Nel mese di Settembre 2022 [10] i beneficiari del Reddito e della Pensione di Cittadinanza sono stati 2,451 milioni di persone, ripartiti nel seguente modo: 2,315 milioni per il Reddito di Cittadinanza (RdC) e 136mila per la Pensione di Cittadinanza (PdC).
Le regioni con il maggior numero di nuclei percettori di RdC e PdC sono la Campania, la Sicilia, il Lazio e la Puglia.
A livello provinciale, i tassi di inclusione (ovvero il rapporto tra il numero di persone coinvolte e la popolazione residente) più elevati per RdC e PdC sono: Napoli (202 persone coinvolte ogni 1000 abitanti), Crotone e Palermo (192), Caserta (177) e Catania (172).
Nel mese di Settembre 2022 sono stati erogati in totale 638.312.200 euro (di cui 604.354.328 euro solo per il RdC); l’importo medio erogato è stato di 551 euro, con una differenza di 300 euro tra il RdC (582 euro) e il PdC (282 euro).

-Caso siciliano e catanese
Con una popolazione residente di 4,78 milioni (dato Istat Luglio 2022), la forza lavoro in Sicilia è pari a 1,620 milioni di persone.
Stando ai dati del centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (SR-M) – legato al Gruppo Intesa Sanpaolo -, nei primi sei mesi del 2022 gli occupati sono stati 1,345 milioni di unità, mentre i disoccupati 275mila (il 17,3% contro il 20,8% registrato nei primi sei mesi del 2021).
Le persone disoccupate che hanno presentato almeno una richiesta NASpI nel 2021 [9] sono state 154.272 (con un incremento del 6,24% rispetto al 2020); i beneficiari complessivi sono stati 199.792.
Riguardo la Pensione e Reddito di Cittadinanza, si vedano le Tab. 1 e Tab. 2

Tab. 1

Totale Nuclei richiedenti Pensione e Reddito di Cittadinanza

2021

2022 (Gennaio-Settembre) (stilata ad inizio Settembre)

Sicilia

183.558

214.977

Catania (città e provincia)

48.022

52.040

Dati INPS [10][11]
Nota: Catania è al secondo posto in Sicilia per nuclei percettori di P&RdC (al primo posto troviamo Palermo e al terzo Messina)

Tab. 2

Nuclei percettori di Pensione e Reddito di Cittadinanza

Settembre 2021

Settembre 2022 (stilata ad inizio Ottobre)

Reddito di Cittadinanza (nuclei / persone coinvolte)

Pensione di Cittadinanza

(nuclei / persone coinvolte)

Totale

Reddito di Cittadinanza

(nuclei / persone coinvolte)

Pensione di Cittadinanza

(nuclei / persone coinvolte)

Totale

Sicilia

224.859 / 560.402

21.137 / 24.286

245.996 / 584.688

209.632 / 494.483

17.034 / 19.765

226.666 /

514.248

Catania

56.100 / 140.119

4.994 / 5.682

61.094 / 145.801

51.626 / 122.117

4.080 / 4.689

55.706 /

126.806

Dati INPS [10][11]

Come si può vedere dalla Tab. 2, in Sicilia tra il Settembre 2021 e Settembre 2022 sono diminuiti i percettori del RdC (-11,76%) e della PdC (-18,62%). Nella provincia catanese i dati sono rispettivamente -12,85% per il RdC e -17,48% per la PdC.

La disoccupazione come arma del Capitale

Dai dati statistici snocciolati a livello nazionale e regionale-locale, appare evidente come le persone disoccupate (circa 2 milioni [8] su una forza lavoro di circa 25 milioni [12]) ricoprano una percentuale importante in un paese (l’Italia) che rientra nella Top Ten degli Stati economicamente avanzati. [13]

Questa tipologia di persone che potremmo definire “esercito industriale di riserva” [14], si espande e si contrae seguendo i cicli economici.

L’apertura di nuovi segmenti di mercato comporta una richiesta di manodopera ricadente nella “sovra-popolazione non occupata”; di conseguenza i livelli di disoccupazione si abbassano e il salario aumenta.

Arrivati ad una certa fase, però, i mercati si saturano e le richieste vanno in stallo; per mantenere i guadagni aziendali, iniziano le fasi di smantellamento dell’apparato produttivo, la qual cosa si traduce in abbassamento dei salari – il che porta ad una competizione tra le persone lavoratrici per mantenere il posto -, cassa integrazione, licenziamenti a macchia di leopardo fino ad arrivare alla delocalizzazione aziendale con relativa chiusura.

Il numero delle persone disoccupate, in questa fase, cresce nuovamente e viene tenuto in riserva per il successivo ciclo di crescita.

A questi meccanismi ciclici devono essere inseriti anche i discorsi riguardanti le nuove tecnologie, i nuovi lavori e il lavoro reso sempre più occasionale (o precarizzato).

L’automazione a livello globale, secondo il report dell’Ericsson Industry Lab [15], è passata dal 57% di dieci anni fa al 69% di oggi e si prevede che raggiunga il 79% entro il 2030.

Nonostante questi dati minaccino in apparenza il lavoro dei lavoratori e delle lavoratrici – in quanto la produttività capitalistica passerà attraverso la manodopera non umana-, nel citato report viene detto che il 76% dei proprietari intervistati ritiene che l’essere umano continuerà a prendere almeno la metà delle decisioni di produzione – in particolare quelle che comportano compiti più creativi, facendo sparire le posizioni poco qualificate dalle strutture produttive entro i prossimi 10 anni. [16]

L’evoluzione tecnologica e lavorativa voluta dal capitalismo, in cui il plusvalore (di marxista memoria) del proprietario o borghese viene mantenuto, porta l’individuo a doversi specializzare continuamente se vuole concorrere nel mondo lavorativo – o a specializzarsi continuamente se lavora e, quindi, a non perdere il proprio salario o compenso che gli consente di sopravvivere.

La questione tecnologica coincide con quella dei nuovi lavori. Come spiegato da Thor Berger e Carl Benedikt Frey in “Technology shocks and urban evolutions: did the computer revolution shift the fortunes of US cities?” con l’esempio della tecnologia informatica, quest’ultima ha portato a sviluppare “nuove occupazioni, come gli amministratori di database e i web designer, che richiedono abilità cognitive. Mentre la scomparsa dei computer umani e la comparsa dei web designer costituiscono due esempi isolati di come le tecnologie informatiche abbiano rispettivamente distrutto e creato lavoro: gli oltre 1.500 nuovi tipi di lavoro apparsi nelle classificazioni occupazionali dopo la rivoluzione informatica, testimoniano una profonda ristrutturazione delle industrie, delle aziende e dei luoghi di lavoro statunitensi.” [17]

Questi dati sui nuovi lavori sono stati presi da un articolo scritto dall’economista Jeffrey Lin, “Technological adaption, cities and new work” [18], in cui l’autore confrontando le edizioni del 1977 e del 1991 del “Dictionary of Occupational Titles” (DOT) e le pubblicazioni del 1990 e del 2000 del “Census Classified Index of Industries and Occupations”, enunciava che fossero comparse tra le 830 (edizione del 1991) e le 840 (edizione del 2000) mansioni lavorative.

La questione dei nuovi lavori, ovviamente, non riguarda solo il campo informatico ma vari settori economici che si sono adeguati alle tecnologie e agli andamenti dei mercati.

Chi non riesce ad adeguarsi in tutto ciò, è costretto per gioco di cose a svolgere altri tipi di mansioni dove non vi è bisogno di una specializzazione o conoscenza stretta di determinati strumenti tecnologici (per esempio raccoglitori agricoli, lavapiatti, pulizie di uffici etc).

Ma se guardiamo oltre tutto questo, possiamo notare come l’imperativo della borghesia è fatturare e mantenere costante la concorrenza tra le persone che lavorano e quelle disoccupate.

Su quest’ultimo punto la classe dominante ci marcia sopra: utilizzando terminologie come “esperienza”, “competenza” e “specializzazione”, le persone occupate e disoccupate corrono continuamente per accettare e/o mantenere un salario infimo che gli permetta di avere e/o difendere uno status di sopravvivenza sociale ed economica – a discapito della propria salute fisica e mentale.

Ma quando parte della sovra-popolazione disoccupata vive con le misure previdenziali e sussidiarie statali, svolgendo a volte lavori considerati non legali e non accettando i contratti di lavoro, viene meno la minaccia e la ritorsione tipica della borghesia e si propagano, secondo la vulgata comunicativa mediatica e politica, fenomeni quali “vivere di rendita” ed “essere un parassita sociale”.

Al tempo stesso la borghesia, sia nazionale, regionale e locale, si muove a “pie’ veloce” per spingere i propri rappresentanti in Parlamento a dirottare questi soldi (NASpI, RdC e PdC) alle imprese considerate come “l’apparato produttivo nazionale”.

In questo modo, le persone disoccupate ritornano alla loro funzione di arma del Capitale e del linguaggio del dominio: immetterle negli apparati produttivi quando servono, compatirle quando chiedono aiuti a quegli enti assistenziali (uffici comunali preposti, Caritas etc) che sono gestiti da chi mantiene in vita l’attuale assetto economico borghese.

Note
[1] La norma nota come “anti-rave”, ovvero l’articolo 434 bis del codice penale, per esempio, criminalizza l’invasione arbitraria “di terreni ed edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero superiore di 50 persone” e che possa mettere in pericolo l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica. La pena prevista, al momento in cui scriviamo questo articolo, è la reclusione “da tre a sei anni e con la multa da euro 1.000 a euro 10.000. Per il solo fatto di partecipare all’invasione la pena è diminuita.
Come scritto in modo succinto in “Catania: le ipocrisie borghesi-clericali”, questo articolo mira a prevenire, in una fase di recessione come quella odierna, le possibili e future proteste e picchetti da parte dei lavoratori e delle lavoratrici.
L’articolo 434 bis del c.p.è da collocarsi all’interno di una volontà ben precisa della borghesia e della politica italiana nel reprimere qualsiasi forma di dissenso e controllare, per quanto possibile, il tessuto sociale.
Il citato articolo si pone nel solco di altre disposizioni securitarie, vedasi:
– il ripristino del “blocco stradale” come reato penale avvenuto tramite il Decreto Legge del 4 Ottobre 2018, n. 113 (cosiddetto Decreto Sicurezza Salvini), con cui si punisce con la reclusione da 1 a 6 anni e una sanzione amministrativa “da euro 1.000 a euro 4.000”;
-il DASPO Urbano introdotto col Decreto Legge del 20 febbraio 2017, n. 14 (cosiddetto Decreto Sicurezza Minniti) e modificato con successivi Decreti Legge fino al 2020 (vedasi non ultimo il “Daspo Willy” dopo i fatti di Colleferro). Questa misura comporta l’allontanamento del soggetto che tiene comportamenti non idonei dai luoghi indicati nella normativa. Qualora venga trasgredito il divieto, la pena prevista è la reclusione da sei mesi a due anni e la multa da euro 8.000 a euro 20.000.

[2] Vedasi “Il risultato delle elezioni e i possibili sviluppi” in “Una risposta all’articolo “Elezioni: che l’astensione diventi diserzione””.
Link: https://gruppoanarchicogalatea.noblogs.org/post/2022/10/02/una-risposta-allarticolo-elezioni-che-lastensione-diventi-diserzione/

[3] Vedasi “L’astensionismo elettorale anarchico” in “La catena elettorale”
Link: https://gruppoanarchicogalatea.noblogs.org/post/2022/09/11/la-catena-elettorale-seconda-parte/

[4] Nella sezione “Previsioni di crescita per le economie avanzate” del “World Economic Outlook” del Fondo Monetario Internazionale (Ottobre 2022), viene riportato come nell’Unione Europea “il rallentamento della crescita nel 2022 è meno marcato [rispetto] a quello degli Stati Uniti, ma si prevede che si accentui nel 2023. La crescita prevista è del 3,1% nel 2022 e dello 0,5% nel 2023. […] In Italia e in Spagna, la ripresa dei servizi legati al turismo e della produzione industriale nella prima metà del 2022 ha contribuito alla crescita prevista del 3,2% e del 4,3%, rispettivamente, nel 2022. Tuttavia, la crescita in entrambi i Paesi è destinata a rallentare bruscamente nel 2023, con l’Italia che registrerà una crescita annuale negativa. La crescita prevista per il 2022 è inferiore in Francia con il 2,5%, e in Germania con l’1,5%, e il rallentamento nel 2023 sarà particolarmente forte in Germania – con una crescita annuale negativa. La debolezza della crescita del 2023 in Europa riflette gli effetti della guerra in Ucraina, con revisioni al ribasso particolarmente marcate per le economie più esposte ai tagli alle forniture di gas russo, e l’inasprimento delle condizioni finanziarie, con la Banca Centrale Europea che ha […] rapidamente aumentato i tassi di interesse di 50 punti base nel Luglio 2022 e di 75 punti base nel Settembre 2022. […]” (pag. 12)
Link: https://www.imf.org/-/media/Files/Publications/WEO/2022/October/English/text.ashx

[5] Secondo le stime provvisorie ISTAT del mese di Ottobre, l’inflazione su base annua si aggira intorno all’11,9%. L’aumento di tre punti percentuali rispetto a Settembre è dovuto all’aumento dei prezzi dei beni energetici (passati dal +44,5% di Settembre al +73,2%) e in minima parte dai prezzi dei Beni alimentari (passati dal +11,4% di Settembre al +13,1%)
Link: https://web.archive.org/web/20221101103708/https://www.istat.it/it/files//2022/10/Prezzi-al-consumo-Prov-Ottobre2022.pdf

[6] Vedasi “Il quadro socio-economico” in “La catena elettorale”
Link: https://gruppoanarchicogalatea.noblogs.org/post/2022/09/10/la-catena-elettorale-prima-parte/

[7] Link: https://gruppoanarchicogalatea.noblogs.org/post/2022/04/14/inflazione-e-poverta-dramma-nazionale-dramma-regionale/

[8] “Occupati e disoccupati. Settembre 2022”
Link: https://web.archive.org/web/20221103090809/https://www.istat.it/it/files//2022/11/Occupati_e_disoccupati_Settembre_2022.pdf

[9] Corte dei Conti, “Sistema degli ammortizzatori sociali: NASPI e DISCOLL”, 2 agosto 2022
Link: https://web.archive.org/web/https://www.corteconti.it/Download?id=e5c844d9-e873-4831-b6ba-4ade1c119ad6

[10] Osservatorio Statistico dell’INPS, “Reddito/Pensione di Cittadinanza. Report Ottobre 2022”
Link:https://web.archive.org/web/20221025161201/https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/Dati_analisi_bilanci/Osservatori_statistici/Report_trimestrale_RdC_Aprile_2019_Settembre_2022.pdf

[11] Osservatorio Statistico dell’INPS, “Reddito/Pensione di Cittadinanza/Reddito di Emergenza. Report Ottobre 2021”
Link: https://web.archive.org/web/20220401082549/https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/Dati_analisi_bilanci/Osservatori_statistici/Report_trimestrale_Rei-RdC-REm_Aprile_2019_Settembre_2021.pdf

[12] Istat, “Cartogramma 1. Partecipazione al mercato del lavoro della popolazione residente. 2° Trimestre 2022”
Link: https://web.archive.org/web/20221106155505/https://www.istat.it/it/files//2022/09/RCFL-Cartogramma-trimestre-2-2022.pdf

[13] Banca Mondiale, “GDP (current US$) Data”, 2021
Link: https://data.worldbank.org/indicator/NY.GDP.MKTP.CD?most_recent_value_desc=true&year_high_desc=true
Fondo Monetario Internazionale, “World Economic Outlook database: October 2022”.
Link: https://www.imf.org/en/Publications/WEO/weo-database/2022/October/weo-report

[14] Karl Marx, “Il Capitale. Libro I”, Sezione VII “Il processo di accumulazione del capitale”, cap. 23.3 “Produzione progressiva di una sovrappopolazione relativa, ossia di un esercito industriale di riserva

[15] Ericsson Industry Lab, “The rise of thesmarter, swifter, safer production employee”, 2021, pag. 11
Link: https://www.ericsson.com/4aca53/assets/local/reports-papers/industrylab/doc/17112021-ericsson-future-of-enterprise-report.pdf

[16] Ibidem, pag. 15

[17] Pubblicato in “Regional Science and Urban Economics”, Volume 57, Marzo 2016, pag. 41

[18] Pubblicato in “Review of Economics and Statistics”, Volume 93, Maggio 2011, pagg. 554–574.

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