Il movimento anarchico e la guerra civile spagnola – Quarta Parte

Terza Parte

Levante e Murcia

A Valencia lo scontro tra CNT – UGT da un lato e militari golpisti dall’altro resta sospeso per una decina di giorni. Le caserme ribelli sono circondate dai lavoratori armati pronti all’assalto e nel frattempo nasce il Comité Ejecutivo Popular ( CEP ) a base sindacale e politica. Il governo di Madrid invia nella capitale del Levante un gruppo di politici nella veste di Junta incaricata di rappresentare il potere centrale ed evitare autonomie regionali troppo pronunciate. La Junta dovrebbe condurre le trattative con i militari insorti e assediati, far sospendere lo sciopero e «riportare l’ordine», ma è scarsamente operativa in quanto sostenuta solo dal Partido Comunista ancora poco potente. Dopo l’attacco vincente ai ridotti militari, tutto il potere passa al CEP e i politici della Junta, ormai inutile e superata dagli eventi, ritornano nella capitale. Di fatto il CEP controlla la città di Valencia, mentre tutte le ricche campagne circostanti, tra le più fertili dell’intera Spagna, e le cittadine industriali sono piuttosto dominate da spontanei Comités Revolucionarios di villaggio variamente organizzati e diretti: nel centro tessile di Alcoi e nella sede siderurgica di Sagunto l’egemonia è degli anarchici, a Gandia e Castellón vi è un sostanziale equilibrio fra CNT e UGT insieme ai partiti di sinistra (compresa la FAI ), ad Alicante è nominato un socialista come Gobernador Civil in un clima di stretta collaborazione con esponenti libertari.

Il CEP si occupa, come il Comité de Milicias in Catalogna, di ogni aspetto della vita sociale: dai rifornimenti alle milizie, dai Tribunales Revolucionarios alle questioni economiche. Nell’ottobre 1936, su proposta dei libertari, si forma dentro il CEP un Consejo de Economía a esclusiva partecipazione di CNT e UGT . Esso ambisce a coordinare la produzione, che in buona parte viene collettivizzata ed è autogestita dai contadini e dagli operai attraverso propri Comités e un autonomo servizio di esportazione dei preziosi agrumi. Il CEP viene però esautorato di fatto subito dopo il 7 novembre 1936 a causa del trasferimento da Madrid del governo di Largo Caballero, già con i quattro ministri anarchici. In compenso molti Ayuntamientos (comuni), tra cui quelli di Valencia e Alicante, oltre ad altri minori, esprimono un sindaco di area libertaria.

Da quanto visto, la partecipazione alla gestione delle istituzioni non è estranea al comportamento della CNT valenzana, anche perché nelle sue fila hanno acquisito notevole importanza, già al tempo della scissione dei Sindicatos de Oposición del 1933, elementi moderati e riformisti quali Juan López, futuro ministro. Questo atteggiamento possibilista è sia causa che conseguenza delle buone relazioni con gli aderenti alla UGT orientati verso Largo Caballero, leader formatosi nel sindacato socialista. Nel contesto successivo alla sconfitta elettorale del novembre 1933, quest’ultimo ha assunto posizioni più radicali mostrando aperta simpatia per la CNT .

Nondimeno nella regione di Valencia si fa notare al contempo un’irriducibile opposizione alla collaborazione governativa, costituita da una tendenza che comprende le Juventudes Libertarias, dirette da Abraham Guillén, sul piano politico e propagandistico e la Columna de Hierro sul piano militare e dell’azione diretta. Questa formazione miliziana, che regge con enormi costi umani gli scontri attorno e dentro Teruel, nel vicino sud aragonese, dichiara costantemente i propri principi anarchici, critica aspramente il «tradimento» dei vertici CNT -FAI che occupano posti governativi e rifiuta a lungo la militarizzazione.

Dovrà accettarla nel marzo 1937, ma una parte considerevole dei circa 20.000 combattenti preferisce disertare piuttosto che accettare un sistema gerarchico nella lotta armata [17] . I comunisti, che si presentano come garanti della piccola e media proprietà rurale, diffusa nel Levante ed esposta al rischio di collettivizzazione, sono accesi sostenitori dell’Ejército Popular con le sue gerarchie e quindi contrari al modello sostanzialmente egualitario delle milizie. Inoltre il PCE si impegna a fondo nel denunciare le violenze e i soprusi contro i civili che attribuiscono agli ex detenuti comuni liberati dalle carceri ed entrati nella Columna de Hierro.

A sud del Levante, nella regione della Murcia, si manifestano due diverse realtà: Cartagena, sede di industrie e della flotta militare spagnola, si schiera con la CNT ; la città di Murcia, al centro di una ricca serie di campi a piccola proprietà, si pone a lato della UGT . Nel porto mediterraneo, e in alcuni villaggi di minatori, le collettività si realizzano su larga scala, dalle miniere di ferro e zinco ai teatri, dalle fabbriche di conserve alimentari agli alberghi. Lo stesso sindaco di Cartagena appartiene alla CNT , che anche qui ha sviluppato buoni rapporti con la UGT . Molto interessante è quanto succede all’interno della flotta il 18 luglio 1936: i marinai sopprimono gli ufficiali che sostengono il golpe e si impadroniscono delle navi. Però la flotta non riesce a muoversi a causa delle difficoltà tecniche che gli equipaggi da soli non riescono a superare.

A Murcia il potere politico passa, senza colpo ferire, ai socialisti e ai repubblicani federalisti, mentre la CNT si dedica alle questioni economiche con la socializzazione di numerose entità produttive, dai trasporti alle non molte industrie come quelle della seta e dello sparto. Si concretizza un buon livello di collettivizzazione anche nella Huerta, zona irrigata e fertile, dove permangono comunque numerosi coltivatori individualisti senza che tra i due settori si riscontrino gravi tensioni o scontri. Ciò è dovuto ai buoni rapporti dei libertari con i repubblicani federalisti, ancor più che con i socialisti, e all’assenza di un forte partito comunista che fornisca protezione a chi si oppone alla collettivizzazione. Infatti il PCE ritiene che per vincere la guerra, che va condotta in modo tradizionale con un esercito gerarchico, sia necessario allearsi con la borghesia meno franchista e più democratica. Di conseguenza, non vanno realizzati cambiamenti rivoluzionari che potrebbero spaventare l’ipotetico alleato borghese, dentro e fuori della Spagna. Le collettivizzazioni, in questa visione, rappresentano una mossa controproducente rispetto alle necessità belliche. Le fila del partito si ingrossano con l’adesione, notevole nel Levante, di piccoli e medi proprietari sensibili alla difesa dei propri interessi economici.

Andalusia

Qui il panorama del golpe e della risposta popolare assume caratteri contrastanti.

A parte Cadice, Córdoba e Siviglia (la capitale conquistata con astuzia dal generale Queipo de Llano), il vasto ambiente rurale e le altre città minori restano in buona parte leali alla Repubblica. La situazione è destinata, nel giro di pochi giorni, a cambiare radicalmente per l’intervento delle truppe more e dei legionari italiani che riescono a sbarcare a Cadice e a occupare la regione sbaragliando una resistenza popolare scarsamente armata.

In più, da fine luglio aerei militari tedeschi e italiani collaborano al trasporto di truppe golpiste con uno dei primi ponti aerei della storia militare. Già a fine agosto 1936 l’Andalusia appare divisa in due parti: quella occidentale, a sud dell’Estremadura, ormai dominata dai militari golpisti, cui danno un appoggio armato i señoritos della Falange, i figli dei ricchi proprietari terrieri schierati in difesa dell’ordine tradizionale; e quella orientale, con l’eccezione delle città di Granada e Jaén, controllata dai repubblicani e dai rivoluzionari. L’estrema precarietà del fronte e le tendenze autonome di ogni villaggio rendono arduo il coordinamento politico e militare, che si forma solo a fine novembre 1936 con la partecipazione di tutte le forze, a cominciare dalla ben radicata CNT .

Il sindacato libertario andaluso ha assunto su di sé il compito di rispondere al secolare desiderio di emancipazione dei braccianti, una vasta massa di lavoratori particolarmente sfruttati dai latifondisti. Tra i braccianti si è sviluppata, già nell’Ottocento, una versione dell’anarchismo come soluzione alternativa, economica ed etica, all’ingiustizia e al privilegio dominanti. Questo movimento ha espresso molte rivolte rurali e ha resistito a una dura repressione statale, a opera specialmente della Guardia Civil, corpo fondato nel 1844 soprattutto per eliminare le insubordinazioni bracciantili.

Il fasto e la miseria coesistono da sempre in questa regione, abitata da terratenientes parassitari e da guerriglieri e banditi, e sono alla base delle ricorrenti violenze scatenate dalle popolazioni contro i padroni e i loro collaboratori e alleati, dagli intermediari dei latifondisti che gestiscono la produzione agraria ai preti che pretendono di imporre l’obbedienza come comandamento morale. Nel proletariato rurale andaluso, ipersfruttato, si giunge al punto di considerare un probabile nemico chiunque non abbia le mani callose, segno distintivo del lavoratore manuale.

A Malaga, più libertaria che repubblicana, improvvisati Tribunales Revolucionarios sono nominati da un Comité de Salud Pública sorto nei primi giorni su iniziativa dei due sindacati e al quale si aggregano rappresentanti politici.

Questi Tribunales esercitano una dura repressione per liberare la città da elementi nemici o sospetti tali: in sette mesi sono fucilati centinaia di reazionari e clericali. Qui la prevalenza di fatto è della CNT , che ha sostenuto il maggior sforzo militare per battere i golpisti e che si impegna a fondo nella riorganizzazione della vita economica e sociale.

La CNT non partecipa poi al nuovo Consejo Municipal, che esiste sulla carta ma che conta molto poco sul piano effettivo. Le collettivizzazioni si diffondono rapidamente, anche se non producono alcun organismo di coordinamento, mentre si costituiscono organi di polizia confederale che agiscono su due livelli: la scoperta e neutralizzazione degli elementi controrivoluzionari e la lotta contro gruppi e individui che vogliono approfittare della situazione per compiere rapine in case private.

Per questi ultimi è prevista la fucilazione sul posto.

L’egemonia anarchica, vanamente contrastata da un crescente Partido Comunista, subisce però il boicottaggio di aiuti e rifornimenti di armi da parte del governo di Largo Caballero insediato a Valencia. Di esso fanno parte anche quattro esponenti della CNT , evidentemente con scarse possibilità effettive. Attaccata dalle divisioni franchiste e dalle Frecce Nere italiane, la città cade nel febbraio 1937 e paga la propria autonomia e resistenza con migliaia di fucilazioni. A completare il quadro, le colonne di fuggitivi che si dirigono verso nord, ad Almería, sono mitragliate dall’aviazione legionaria italiana.

Estremadura e Vecchia Castiglia

Nella poco popolata Estremadura inizialmente vincono i repubblicani, eccetto che nella provincia settentrionale di Cáceres, la più vicina alla Castiglia del nord, l’unica regione dove i golpisti trionfano quasi subito anche per l’appoggio delle organizzazioni cattoliche dei piccoli proprietari terrieri. Vengono subito costituiti organismi unitari in cui i socialisti, elettoralmente maggioritari, sono ridimensionati da due forze a loro volta rivali: la CNT e i comunisti. Nel giro di qualche settimana giungono però le truppe ribelli che conquistano la capitale Badajoz e congiungono i territori in mano agli insorti da Cadice a sud a León e Saragozza a nord. A Badajoz migliaia di oppositori al golpe sono passati per le armi nella Plaza de Toros cittadina. Le notizie sulle dimensioni di tale massacro si diffondono presto e sono spesso la causa di uccisioni per rappresaglia in territorio repubblicano. La Vecchia Castiglia, collocata a sud e sud-est di Madrid, vede un’evoluzione politica delle forze antigolpiste simile all’Estremadura, con la differenza che la regione resterà repubblicana fino agli ultimi giorni del conflitto. Anche qui i socialisti – quindi la UGT , maggioritaria sulla carta – devono cedere porzioni consistenti di consenso di fronte alla presenza più dinamica della CNT e, dall’altro lato, del PCE . Nelle campagne la collettivizzazione è ampia e coordinata, dal marzo 1937, da un accordo fra CNT e UGT che prevede la difesa delle nuove realtà produttive contro gli attacchi, inizialmente solo propagandistici, dei comunisti, che detengono di fatto il potere politico locale. Come nel vicino Levante valenzano, è la CNT a costituire l’avanguardia delle trasformazioni economiche, mentre la UGT si associa per la semplice ragione che gran parte della sua base aderisce con entusiasmo al nuovo assetto collettivista. Si creano quindi numerose entità collettivizzate sotto l’etichetta della UGT , altre in collaborazione con la CNT , oltre a quelle esplicitamente libertarie. I comunisti concentrano sulla regione un notevole sforzo organizzativo che li porta a conquistare, ad esempio a Cuenca, importanti cariche istituzionali, come quella di Governador Civil attribuita dal governo centrale.

Madrid

Madrid presenta un quadro molto complesso e delicato. Malgrado i proclami dei golpisti, le loro truppe addestrate e ben rifornite sono fermate alle porte della città, dove giungono nell’ottobre del 1936. Non vi entreranno fino al marzo 1939. La resistenza – che si esprime con uno slogan che avrà notevole fortuna: «¡No pasarán!» – è il frutto di un’emergenza che costringe le varie tendenze politiche antifasciste a una politica di stretta collaborazione. L’intervento delle Brigate Internazionali e dell’aviazione sovietica, deciso poco tempo prima da Mosca, apporterà un contributo rilevante. Nelle infuocate giornate attorno e dopo il 19 luglio, la CNT acquista nella capitale una forza prima sconosciuta, che si limitava in pratica alla combattiva ma minoritaria categoria degli operai edili. Infatti il carattere più borghese e piccolo borghese della capitale di uno Stato accentratore con un’amministrazione elefantiaca, nonché la presenza della categoria relativamente privilegiata dei tipografi, avevano favorito per lungo tempo la diffusione del socialismo moderato della UGT , a livello di massa, e del PSOE come apparato politico e amministrativo.

Poco conta, fino al luglio 1936, il PCE e ancor meno il POUM. Pur essendo la sede del governo repubblicano, il controllo della situazione madrilena sfugge durante il golpe ai politici di professione. L’assalto alla grande caserma della Montaña permette alla CNT di entrare in possesso di una considerevole quantità di armi e di costituire subito molte formazioni miliziane che partono per opporsi ai golpisti sulle Sierras nel nord e a Toledo nel sud. L’autonomia si concretizza addirittura nella creazione di una propria scuola di guerra dove si formano gli ufficiali della CNT attivi nell’esercito repubblicano e nelle squadre di polizia rivoluzionaria. D’altronde ogni organizzazione antifascista dispone di proprie Checas, dalla sigla russa di Commissione Straordinaria, la polizia rivoluzionaria nata subito dopo l’ottobre 1917 e destinata a combattere i controrivoluzionari. L’autorganizzazione cenetista si deve fermare dopo qualche settimana in quanto la gravità dell’assedio dei ribelli, i bombardamenti aerei, le urgenze militari in genere ostacolano sia i tentativi rivoluzionari sia le poche collettivizzazioni realizzabili. L’edilizia e il trasporto sono praticamente fermi e nelle banche l’egemonia della UGT , diretta da uno stalinista, toglie ogni possibilità di intervento.

A partire dal settembre 1936, il PCE conosce a Madrid, come in altri centri, una rapida crescita per una serie di motivi: la propria struttura fortemente gerarchica e militarizzata sembra rispondere adeguatamente alle necessità del momento, l’adesione di ufficiali di carriera e funzionari governativi, l’attrazione verso la gioventù antifascista cui offre un efficiente strumento di lotta armata, il controllo della propaganda grazie alle notevoli risorse provenienti dall’ URSS , nonché la gestione degli aiuti militari della stessa origine, gli unici veramente importanti. L’ascesa irresistibile dei comunisti filostaliniani preoccupa la CNT che, per non perdere troppi spazi, decide di imitare il loro modello, quindi di centralizzare le decisioni e di militarizzarsi. Questo processo di esaltazione della disciplina e dell’obbedienza viene gestito dal Comité de Defensa del sindacato che, in teoria, dovrebbe sottostare al Comité Regional della CNT , ma che di fatto lo esautora.

Il 7 novembre 1936, il governo di Largo Caballero abbandona la città che potrebbe cadere da un momento all’altro per mettersi al sicuro nella lontana e tranquilla Valencia. Prima di partire nomina una Junta de Defensa, sotto il comando del generale José Miaja, alla quale partecipano varie organizzazioni tra cui la CNT e la FIJL . Ben presto la Junta conquista una notevole indipendenza dal potere governativo e la CNT lancia il proclama «¡Viva Madrid sin gobierno! ¡Viva la Revolución Social!», anche se le possibilità sono realisticamente poche e incerte. A fine novembre le milizie della CNT sono abolite dallo stesso sindacato e i suoi combattenti entrano nella 39a Brigata, parte integrante dell’Ejército Popular. Secondo i dirigenti libertari, messi in difficoltà dalla dilagante iniziativa comunista, l’alternativa ormai è «militarizarse o desaparecer» [18] .

Malgrado qualche contrasto, la linea che si impone a Madrid è quella di adattarsi all’emergenza bellica e competere, sul piano dell’organizzazione della lotta armata, con la presenza sempre più opprimente del PCE . Quest’ultimo ha esteso all’Ejército Popular il modello strettamente gerarchico del 5° Reggimento, sciolto nel dicembre 1936. Si trattava di una formazione esplicitamente staliniana, con Enrique Lister come comandante militare e Carlos Contreras (alias Vittorio Vidali) come commissario politico, che disponeva di decine di migliaia di combattenti e di un notevole apparato burocratico, poliziesco e propagandistico [19].

Paradossalmente, l’incalzante predominio dei comunisti spinge verso la CNT una serie di esponenti dei ceti medi, di antica simpatia socialista, impauriti dal quasi monopolio stalinista del potere. Avviene cioè un fenomeno simile, ma opposto, a quanto successo a Barcellona. Proprio a causa dei conflitti fra PCE e CNT , alleata di socialisti e repubblicani, ma anche grazie alla migliorata situazione militare, il governo di Largo Caballero decide di sciogliere la Junta nell’aprile 1937 e di varare un Consejo Municipal al quale partecipano tutte le componenti del fronte antifascista. Le tensioni interne al Consejo restano, ma sembrano poco evidenti fino al febbraio 1939, appena prima della vittoria franchista, quando si assiste all’ultima tappa del latente, e talvolta esplicito, conflitto armato tra antifascisti.

Fine del Capitolo III
Continua nella Quinta Parte, Capitolo IV

Note al capitolo
[17] Un testo con simpatia storica e umana in A. Paz, Cronaca appassionata della Columna de hierro, Autoproduzioni Fenix, Torino, 2006.
[18] C.M. Lorenzo, Los anarquistas españoles…, cit., p. 174, n. 54.
[19] Le memorie di un comandante militare in E. Lister, Con il 5o Reggimento, Nuove edizioni romane, Roma, 1968. La ricostruzione del commissario politico in V. Vidali, La caduta della Repubblica, Vangelista, Milano, 1979.

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