Catania: pulizia etnica e gentrificazione – Seconda Parte

Prima Parte

 

Gentrificazione e capitalismo razziale

Quando parliamo di gentrificazione, in estrema sintesi, intendiamo una migrazione di un gruppo socioeconomico ricco (possibilmente composto da giovani, bianchi, liberi professionisti e con livelli di istruzione e reddito alti) in un’area più povera, popolata da persone con un basso reddito e/o appartenenti alle minoranze sessuali e a gruppi non bianchi e non europei etnici. Questo spostamento comporta un’acquisizione, da parte del gruppo più ricco, degli immobili a prezzi stracciati (quindi precedentemente svalutati); il successivo recupero e trasformazione in senso commerciale (struttura ricettiva e/o ristorativa/pub, attività di vendita al dettaglio (negozi di indumenti, musicali, mini-market) etc.) di queste infrastrutture farà lievitare i prezzi degli edifici vicini e causerà un allontanamento dei “vecchi” residenti.

Negli studi che fece lo statunitense Peter Marcuse, docente universitario di pianificazione urbana, evidenziò in “Gentrification, abandonment, and displacement: connections, causes, and policy responses in New York City1 quattro tipologie di allontanamenti:

– diretto: rivolto al singolo individuo o nucleo familiare. Può avvenire a livello fisico (esempio: quando i proprietari degli immobili si servono della forza pubblica) o economico (esempio: un aumento del canone d’affitto);

– diretto a catena: quando dei nuclei familiari occupano stabili fatiscenti e vengono successivamente allontanati;

– per esclusione: si riferisce a quei residenti che non possono accedere ad un alloggio perché è stato abbandonato e/o gentrificato: “Quando una famiglia lascia volontariamente un’abitazione e quest’ultima viene abbandonata o gentrificata, sarà impossibile per un secondo nucleo familiare trasferirsi in quanto il numero di alloggi disponibili nel mercato abitativo è stato ridotto . La seconda famiglia, quindi, è esclusa dall’abitazione dove altrimenti avrebbe vissuto2;

– per pressione: si riferisce all’espropriazione subita dalle famiglie durante la trasformazione dei quartieri in cui vivono: “Quando una famiglia vede cambiare drasticamente il quartiere in cui vive, quando i loro amici lasciano il quartiere, quando i negozi che frequenta vengono liquidati – e al loro posto sorgono altri esercizi commerciali rivolti ad un’altra clientela -, e quando i cambiamenti nelle strutture pubbliche, nei modelli di trasporto e nei servizi di supporto stanno rendendo l’area sempre meno vivibile, l’allontanamento […] sarà solo una questione di tempo.3

Nelle fasi di allontanamento e, più in generale, di gentrificazione, le istituzioni giocano le loro carte sotto forma di aumento del valore dei terreni e riduzione (quantitativa e qualitativa) a lungo termine dei servizi e delle infrastrutture pubbliche (specie sanitarie). La questione non dovrebbe meravigliare: le istituzioni statali sono le principali componenti politiche di dominio in un territorio delimitato e mantengono e garantiscono una serie di rapporti sociali ed economici tra individui, gruppi e classi. La violenza perpetrata da questi enti – o, per meglio dire dallo Stato -, si basa su modelli di pacificazione, militarizzazione e controllo applicati tipo: la sorveglianza della comunità, il profiling razziale e le politiche di arresto e cattura preventiva e il contenimento.

Atti che servono a “ripulire” le strade e i quartieri e proteggere gli investimenti nelle aree in via di riqualificazione.

La gentrificazione, quindi, “non è soltanto il reinvestimento di capitale negli spazi urbani ma è anche l’accompagnamento delle forze di sicurezza nell’esercitare la violenza e il controllo spaziale sulle popolazioni urbane povere e razzializzate.” 4

Nel contesto capitalistico e di violenza istituzionale, questo processo di ringiovanimento dei quartieri o spazi urbani considerati degradati si fonda sul “capitalismo razziale” 5 dove i prodotti, i luoghi e le persone vengono valutati in base alla loro razzializzazione (ovvero un ordine sociale gerarchico e violento fondato sulle differenze biologiche razziali), residenza urbana, classe e grado di “diversità”.6

Zawadi Rucks-Ahidiana espone in un suo articolo 7 quattro punti su come la gentrificazione e il capitalismo razziale siano inscindibili:

– il disinvestimento in quei quartieri che non ricevono un afflusso di capitali e subiscono una perdita di popolazione. Da questa situazione si vengono a creare due condizioni consequenziali: la prima è il “redlining” 8 e la seconda è il futuro investimento da parte dei privati (coadiuvati dagli enti istituzionali) nei contesti impoveriti, marginalizzati e razzializzati;

– la disomogeneità e l’ineguaglianza come conseguenze del disinvestimento. I processi iniziali di gentrificazione avvengono a “macchia di leopardo” (o disomogenei) e risaltando una disparità economica e razziale che influenza “il modo in cui gli investitori, i banchieri, i funzionari comunali, i periti e i potenziali acquirenti e affittuari di case vedano, attraverso le diverse forme di valore, quei quartieri da gentrificare.”

la rivalutazione di quei quartieri che passano “da una minore probabilità di subire la gentrificazione ad essere luoghi molto apprezzati – a causa della loro vicinanza al centro cittadino o alla mercificazione della “diversità” delle persone non bianche.”

– il processo di (ri)sviluppo dei quartieri da parte degli attori economici sia “esterni” che “interni”.

In definitiva, il razzismo sia capitalistico che istituzionale in un contesto gentrificativo esclude in modo violento qualsiasi essere umano non produttivo o dannoso per il progresso economico-immobiliare formato espletamento dei servizi di turistici e investimenti derivanti da svalutazioni precedenti. Questo che abbiamo riportato (e sintetizzato) è quello che potrà avvenire in un futuro non troppo lontano a San Berillo.

Conclusione

Il processo di gentrificazione non è soltanto un mero discorso di prezzi, classe o status sociale-economico: è anche razzista, sessuale 9 e di specie. Nel contesto da noi preso in esame, San Berillo, assistiamo a dei prodromi gentrificativi delineati da quel che è successo – e sta succedendo tuttora – nelle varie zone centrali della città etnea (Murorotto o Pozzo di Gammazita e Terme dell’Indirizzo, Pescheria, vie Gemellaro e Santa Filomena, le vie tra Piazza Università e Piazza Teatro e, prossimamente, Civita).

A differenza di queste, però, San Berillo è letteralmente un simbolo della violenza istituzionale e capitalistica – la quale ha modellato e distrutto un’intera comunità soltanto per soddisfare determinati appetiti economici e politici. Seppur semi-svuotato dai continui raid delle forze di polizia e dileggiato e/o presentato come zoo umano da persone e associazioni bianche, il quartiere è ancora vivo ed è una casa per tutte quelle persone considerate “feccia” o “non umane” dalla società odierna.

Per uscire da logiche dominanti di questo tenore e contrastare questi inizi gentrificativi, è opportuno che vengano fatti dei lavori sia di contro-informazione seria e dettagliata (e non comunicati-slogan) che di mutuo aiuto verso le persone residenti (lavoro di cura e sostegno emotivo, psicologico e economico) e difesa di un posto fisico (inteso come casa e non strada)).

Questo discorso, ovviamente, non vale solo per San Berillo o il centro di Catania: vale per tutti quei territori urbani sotto o prossimi alla gentrificazione.

Chi vuole una società libera ed equa, il contrasto contro la società del consumo, dell’alienazione dell’individuo e dell’abuso dei territori deve essere portato avanti senza se e senza ma.

Note

1Pubblicato su “Urban Law Annual. Journal of Urban and Contemporary Law”, Volume 28, 1985, pagg. 195-240. Link

2Ibidem

3Ibidem, pag. 207

4Maharawal, M. M. (2017), “Black Lives Matter, gentrification and the security state in the San Francisco Bay Area”, Anthropological Theory, Volume 17, n. 3, pag 349. Link

5Termine coniato da Cedric Robinson, docente universitario statunitense, nel libro “Black Marxism: The Making of the Black Radical Tradition”. Robinson spiegò che il capitalismo era emerso all’interno dell’ordine feudale e fiorì nel terreno culturale di una civiltà occidentale intrisa di tematiche razziste e dipendente dalla schiavitù, dalla violenza e dal genocidio. “La borghesia che ha guidato lo sviluppo del capitalismo”, scrive Robinson nel libro citato poc’anzi, “proveniva da particolari gruppi etnici e culturali; i proletari europei e i mercenari degli Stati leader da altri; i suoi contadini da altre culture ancora; e i suoi schiavi da mondi completamente diversi. La predisposizione della civiltà europea, attraverso il capitalismo, è stata quella di differenziare e non di omogeneizzare – quindi di esasperare le differenze regionali, subculturali e dialettali in differenze “razziali”. Come gli Slavi divennero gli schiavi naturali, il ceppo razzialmente inferiore per il dominio e lo sfruttamento durante l’Alto Medioevo, come i Tartari andarono ad occupare una posizione simile nelle città italiane del tardo Medioevo, così, all’incastro sistemico del capitalismo nel XVI secolo, i popoli del Terzo Mondo iniziarono a riempire questa categoria [schiavistica] in espansione di una civiltà riprodotta dal capitalismo.”(pag. 26) Riconoscere questi passaggi ci aiuta a comprendere come le due cose (capitalismo e razzismo) non siano staccate o nate in periodi storici differenti ma, anzi, abbiano una radice comune e si siano evoluti insieme fino ai giorni nostri.

6Per diversità ci si riferisce a quel tipo di operazioni portate avanti dalle persone bianche pro-gentrificazione che esaltano l’esotismo e la differenza culturale e, al contempo, mercificano e svuotano i simboli delle comunità non bianche e non europee (in particolare africane, asiatiche e native americane) dai loro significati anti-coloniali e anti-oppressivi.

7Rucks-Ahidiana, Z. (2022), “Theorizing gentrification as a process of racial capitalism,” City & Community, Volume 21, n. 3, pagg. 179-180. Link

8Pratica discriminatoria in cui i servizi vengono negati a quei potenziali clienti che risiedono in quartieri classificati come “pericolosi” per l’investimento economico (abitati da un numero significativo di minoranze razziali ed etniche a basso reddito)

9Nel caso di San Berillo ci riferiamo allu sex workers e al loro essere rappresentatu in modo criminalizzante e di “diversità” o pregio del quartiere. Per non appesantire questo articolo, ne scriveremo un altro dove tratteremo tale questione.

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