Presentazione

Galatea: sovvertire il mito
Nella mitologia greca, Galatea era una ninfa marina figlia di Nereo e dell’oceanina Doride. Come le sue sorelle, ella proteggeva i marinai dal pericolo delle acque marine. Le fonti su questo personaggio mitologico ci arrivano dai poeti bucolici (come Teocrito) e, soprattutto, da Ovidio ne “Le metamorfosi”.
In queste versioni, Galatea è vista come la candida fanciulla (o divinità) innamorata del pastorello Aci. Polifemo, ciclope figlio di Nettuno e futura vittima di Ulisse e dei suoi compagni nell’opera di Omero, innamorato della ninfa e geloso di Aci, scagliò contro quest’ultimo un macigno uccidendolo sul colpo; dal sangue del giovane, per volere della ninfa, si creò il fiume omonimo dal caratteristico colore rosso.
L’arte figurativa di vario tipo ci ha restituito molteplici rappresentazioni del mito appena esposto: quadri, statue, affreschi hanno ritratto la ninfa come una donna devota e sofferente a causa delle pene amorose.
Queste immagini romantiche e stucchevoli non sono altro che volgari stereotipi volti a rappresentare il femminile come sottomesso e sommesso a logiche puramente emozionali e relazionali di stampo patriarcale.
Per questo motivo vogliamo sovvertire queste visioni su Galatea, presentandola come simbolo attivo e resistente alla violenza maschilista di Polifemo e solidale verso le persone in difficoltà.

Il territorio
I luoghi dove ella visse sono, al giorno d’oggi, oggetto di inquinamento e speculazione a tutti i livelli (sociali, culturali ed economici).
La società locale è pesantemente avvelenata da una cappa patriarcale che nulla ha da invidiare alla violenza mitologica e maschilista di Polifemo, che tende all’annientamento di tutto ciò che gli è alieno.
Una violenza che risponde, oggi come allora, ad una serie di logiche per cui le relazioni sono gestite come proprietà e possessi e non come liberi rapporti tra esseri umani.
Il patriarcato non è l’unico problema del territorio in cui viviamo. Esso, insieme al capitalismo, all’autoritarismo e al razzismo, è una delle radici da cui si sono originati altri problemi quali cementificazione, turistificazione ed industrializzazione. Tali fenomeni hanno violato (e continuano a farlo) questa parte dell’isola, trasformandola in uno scenario che sta a metà tra landa inquinata e Luna Park per i turisti di tutto il mondo.
Questi problemi, nel loro complesso, costituiscono i fattori imperanti nel creare e supportare il divario socio-economico e di divisione e lotta interna tra le categorie sfruttate e marginalizzate.

Che cosa vogliamo
Per come è impostata la società odierna, crediamo e vogliamo cambiare lo stato di cose presenti.
Siamo solidali con tutt* coloro che, quotidianamente, vivono sulla propria pelle le violenze normalizzate di una società capitalistica ed etero-patriarcale, fondata sulla privazione economica (a cui fa da contraltare la sacca ristretta dei privilegiati) e sulla mercificazione totalitaria degli esseri viventi.
Tramite l’aiuto reciproco vogliamo intraprendere insieme la via verso un mondo di individui e comunità che vivono tra loro in armonia e libertà.
Sappiamo che nulla ci verrà regalato dai tanti grandi e piccoli padroni che affollano questo mondo; quello che ci prenderemo sarà solamente frutto dei nostri sforzi e delle azioni portate a termine, senza delegare a terzi la nostra volontà.
Vogliamo costruire dei percorsi di autodifesa contro le violenze multiforme (sociali, culturali, economiche etc) e di responsabilizzazione individuali e comunitari.

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